ELIO PECORA


Sant'Arsenio, Salerno-Italia, 1936


INTERLUDIO


Vigilati i timori, le voglie,

resta un'urgenza misteriosa,
muove i risvegli, manda
per camere, strade..e ancora
il tempo dell'insufficiente ragione,
dell'errore inconsulto. E l'amore.
Per riposta intenzione
navigando destini
su una nave insicura
sprovvista di scialuppe e di radar,
seguitando festini
lungo il mare che muta.
Promessi abbrivi, rade
di dove non conta partire,
dove scade l'attesa,
stanze d'aria, intesa
di respiri, di facce
- la terrestre famiglia.
Ma, consumare il viaggio
rinviando lo sbarco
- stretti cieli chiusi,

acque di naufragi-
quasi basti l'evento
del resistere in pena,
quasi l'unica meta
scemi nel desiderio:
imprecisato nome,
improbabile luogo,
goccia nell'onda aperta,
ombra nell'ombra chiusa.
- Quando, la nave scende
verso l'ora che schiara,
dentro la notte fonda,
ed è il posto, la casa,
una luce in cammino,
un segnale che avanza,
ed è qui il paradiso
dove è dato abitare
ed è caro e tremendo;
qui si confonde il sintomo
del presente e dell'essere col sogno,
qui nutre e affama amore.



L'ULTIMO CANTO


Forse la prova fu in questo andare per acque

mai ferme sotto i cieli, sopra gli abissi,
incontro a porti segnati su logore mappe,
e ancora in questo snodare funi d'inganni,
chiusi dentro l'inganno che tutto include,
così seguitando le attese, le congetture.
Dunque sostiamo fra le mura e gli arredi
dicendoci eventi remoti, grovigli di storie,
il colmo amore attimo fulminante,
il nostro, il loro ultimo esteso dolore,
un canto accennando, breve come un saluto:
"..la segreta allegria
di starsene affacciato,
il cammino malcerto
nel percorso tracciato,
l'arbusto che infoglia,
il cielo che imbruna,
dentro i vetri la luna.."



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